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Borgo
di Bretto
Sito a circa 800 mt di altitudine ricco di storia, in comune di Camerata
Cornello. |
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Borgo
di Catremerio
paesello di montagna, a 988 mt di altitudine, gode di una posizione
invidiabile e soprattutto di una singolare architettura. |
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Borgo
di Cavaglia
posto a 837 mt. di altitudine è insieme a Catremerio. |
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Borgo
di Cerro
Numerose piccole contrade, compongono Cerro di Brembilla. Cadamone, Fustinoni, Chigavacca, Malvesuta.... |
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Cornello
dei Tasso
Cornello dei Tasso, in Valle Brembana, una delle località bergamasche dove meglio si è conservata la struttura architettonica medioevale. |
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Gerosa
e i suoi Borghi
è composta da diverse contrade e numerosi cascinali disseminati qua e là su per i fianchi del monte che sale alla Forcella di Bura. |
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Borgo
di Grumo
Borgo antico sito a 600 mt di altitudine in comune di San Giovanni Bianco, sulle pendici di Paglio di Dossena. |
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Borgo
di Malentrata
Un tempo, come dice il nome stesso, era di difficile accesso per le asperità del fianco della montagna su cui sorge. |
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Oneta
di Arlecchino
appena sopra l'abitato di San Giovanni Bianco, la vecchia mulattiera conduce ad Oneta. |
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Pagliari
di Carona
borgo antico, fra i meglio conservati nella sua architettura rustica. |
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Borgo
di Pusdosso
posta a 1038 metri di quota, è la frazione più alta del
Comune di Isola di Fondra è la più popolata. |
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Borgo
di Sussia
e' un' antica frazione sopra San Pellegrino Terme raggiungibile percorrendo
un'ora di comoda mulattiera, che parte dalla Vetta. |
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Valtorta
e i suoi borghi
Valtorta sorge all’estremo settore nord-occidentale della Valle Brembana,
ai piedi dei bastioni rocciosi del pizzo dei Tre Signori e dello Zuccone
Campelli. |
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Il Borgo di Pagliari di Carona
PAGLIARI, la memoria nella Pietra. Lassu' dopo le ultime case di Carona, ai margini della strada che porta al Rifugio Calvi e, da qui, alle tante varianti della rete sentieristica delle Alpi Orobie spunta sulla destra, da una piccola quanto suggestiva radura, la Frazione di Pagliari.
Un borgo antico, fra i meglio conservati nella sua architettura rustica, che d'inverno appare come un unico sasso compatto e scuro, che si distingue sul tappeto immacolato della neve, mentre d'estate si stempera all’interno di un paesaggio più dolce e variegato, dove le lingue verdi dei pascoli e dei prati s’insinuano fra le stradine e i viottoli, dentro i suoi spazi aperti. Siamo nell’ultima valle dell'alto Brembo, nell’estremo avamposto bergamasco verso Nord, sotto gli imponenti contrafforti che dividono, e per certi versi uniscono, le valli orobiche da quelle della Valtellina. Le montagne che si allargano ad anfiteatro e che fanno da cornice alla superba cima del Pizzo del Diavolo, costituiscono, infatti, non solo lo spartiacque fra le due province limitrofe (Bergamo e Sondrio), ma anche l’epicentro di un’area culturale e commerciale fitta di sentieri e tracciati di comunicazione fra una valle e l'altra.
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| Pagliari, particolare del Borgo |
La strada che porta al Rifugio Calvi |
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Li percorrevano abitualmente dopo l’apertura della Via Priula, verso la fine del '500 i contrabbandieri diretti in Valtellina e nei Grigioni svizzeri, per praticare i loro traffici di piccolo cabotaggio, senza dover passare sotto le forche caudine della dogana veneta di Ca' San Marco. Dentro questo eden ancora intatto, lungo queste vie secondarie di traffici notturni, Pagliari è stata per secoli la “sentinella” dei viandanti, l'ultimo
bivacco prima dello strappo finale sui tracciati transorobici.
Ancora negli anni '30 e '40 - racconta Angelo Riceputi, 63 anni, proprietario di una stalla a Pagliari - si vedevano scendere a Carona lunghe file di cavalli provenienti dalla Valtellina, che trasportavano pesanti carichi di forme di “formai de mut” alle casere di Branzi o in occasione della
Fiera Zootecnica, dove gli allevatori riuscivano a spuntare guadagni più sostanziosi rispetto a quelli che raccoglievano sui loro mercati. Scendevano dai passi di Venina, Publino e Cigola, strombettando i corni, e a Pagliari facevano una prima sosta, per uno spuntino. A quei tempi, infatti, Pagliari era una frazione viva, dinamica, con le sue case tutte aperte e i suoi abitanti in pianta stabile, dediti all’agricoltura e all'allevamento. Tutto funzionava, secondo i ritmi scanditi dal tempo: l’osteria, la chiesetta di San Gottardo, la fontana.
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Pagliari, le viuzze della frazione |
Pagliari, porticato |
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Le stalle erano piene d’animali, sulle piazzette era un via vai di gatti e galline, le case avevano i fiori alla finestra e le strade erano tenute pulite dalle erbacce. Giù in fondo, nella valletta il fiume Brembo gorgogliava vivace, e le donne vi si recavano per lavare i panni. Il paese contava oltre 100 anime, e stagionalmente i maschi emigravano in Svizzera o in Francia. Ma questa era la normalità nelle valli brembane. Poi, dopo la guerra, le cose sono andate progressivamente cambiando, ed il bel villaggio alpino ha iniziato a spopolarsi.
L'antica "contrada di pietra" tutta costruita con il l'ardesia delle montagne vicine, ha pian piano chiuso i battenti, o meglio gli “scarnas” isolandosi dal centro di Carona, diradando i rapporti commerciali intervallivi ma soprattutto degradandosi nelle sue costruzioni, che venivano abbandonate. Soltanto gli anziani tenevano duro, rimanendo attaccati alle loro origini e, quindi, ai loro giacigli. Ancora gli inizia degli anni ’60 sotto i tetti di Pagliari viveva una dozzina di famiglie per un totale di 60 abitanti. Molte famiglie, soprattutto le più giovani, scesero a valle, nelle belle case di Carona, o si trasferirono in città verso le grandi fabbriche di Bergamo e Milano.
Borgo Antico di Pagliari Carona (seconda parte) ---->>>>>
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