IL SENTIERO ALTO SERIO (seconda parte)
Si Prosegue verso destra e, raggiunta una sterrata, si continua in salita, passando alti sulla valle e su ciò che resta degli antichi mulini, raggiungendo la contrada contadina di Cossaglio (590 m, 2 h dalla partenza) che si supera incontrando, su un dosso, la Cappella della Madonna delle Sorgenti. Sempre diritti si perviene al Cimitero di Parre (650 m, 20' da Cossaglio), oltre il quale si continua verso sinistra su strada cementata, in direzione del Santuario della Santissima Trinità. Ad un certo punto, nei pressi di un apposito cartello segnaletico, si lascia la strada per un sentiero (nostra destra) che, con corti ed erti tornanti, sale nel bosco. Segue un tratto più dolce fino ad un largo spiazzo con fontanella in pietra, poco sotto il Santuario (740 m, 20' dal cimitero di Parre). Questo luogo sacro merita veramente una visita, tanto è ben curato e posto in posizione dominante su Parre, sull'altopiano di Clusone, sulla Presolana, sul Pizzo Formico e sulla media Val Seriana. Al suo interno è conservato un altare di Scuola Fantoniana e pregevoli affreschi.
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Dell'esistenza di questa Chiesa si ha notizia già nel 1565, dai verbali di visita pastorale del Vescovo di Bergamo Federico Cornelio. Ampliato e sistemato nei secoli successivi, era caduto poi in uno stato di semi abbandono finché quindici anni fa, un Comitato fra il Comune ed i volontari del luogo, in collaborazione con la Sovrintendenza alle Belle Arti e la Curia, gli hanno restituito l'antico pregio, terminando nel 2000 i lavori più consistenti. La "festa" si svolge tutti gli anni in occasione della Domenica della Santissima Trinità (ultima di maggio o prima di giugno, a seconda del Calendario Liturgico). Dopo la visita, si scende lungo la strada acciottolata che, in breve, porta alla Cappelletta dei Caduti e Dispersi in Guerra in località Campella (680 m, 10' dal Santuario). Qui si prende la cementata per il monte Alino (vedi segnaletica locale) che si segue per un tratto. All'altezza del sentiero che sale ad Alino, si scende verso la valle, tenendo la traccia di destra ai due bivi successivi. In rapida discesa, si giunge sulla strada asfaltata (580 m, 20' da Campella) che va seguita in discesa, piegando poco sotto a sinistra ed immettendosi in un tratturo sterrato che diviene sentiero pianeggiante. Tra prati al limitar di bosco, stando alti sul fiume, si giunge ad un trivio di sentieri, dove si prosegue diritti. Si passa a fianco dello Stabilimento SCAME, giungendo così poco sopra la strada provinciale, nei pressi di una cava, in località Sant'Alberto di Parre (500 m, 1h da Campella). Transitando ai piedi degli scavi (attenzione traccia non ben visibile), si superano dei detriti e si prende un sentiero che porta alla strada asfaltata, presso alcune abitazioni, che si segue in salita fino a ritrovare il cartello segnaletico. Giunti in prossimità di alcune cascine si continua fino a raggiungere il nucleo di Martorasco (fontana-lavatoio in pietra). Qui si scende lungo la stradetta asfaltata per imboccare poi il sentiero che porta sulla strada provinciale della Valle Seriana, in località Festi Rasini (516 m, 20' da Sant'Alberto; 4h 30' circa totali).
Da Valzella a Novazza
L'ipotetica seconda tappa del Sentiero dell'Alto Serio prende avvio da Valzella-More, lungo la strada provinciale della Valle Seriana, un po' più a monte dell'arrivo della prima tappa. Immessisi nel sentiero che si muove altalenante, dapprima nel bosco poi ai piedi dei ghiaioni detritici, si raggiunge il borgo storico di Ludrigno (557 m, 15' da Valzella). È comunque possibile giungere qui in auto e parcheggiare nella piazzetta antistante la chiesa dedicata a Santa Elisabetta. Entrati nell'antico nucleo, si piega a sinistra (vedi cartelli indicatori), salendo lungo un sentiero delimitato da siepi. Oltrepassata una cascina, si prosegue fino al canalone della Valle Vandulo (in parte franato) che viene superato, proseguendo così diritti. Si guadagna quota, tra alte siepi che delimitano il percorso, fino alle case di "Staletti", dove si esce sull'omonima via per riprendere, subito dopo, il sentiero acciottolato. Alcuni tornanti e si giunge a Pizzoli, ed in breve a Cerete di Ardesio (793 m, 30' da Ludrigno). Qui, senza entrare in paese, si segue, per un tratto, la gippabile cementata che sale alla contrada di Cacciamali. Ad un certo punto (vedi cartelli indicatori), si abbandona tale carrareccia per immettersi nella larga mulattiera di destra che, pianeggiante o debolmente in discesa si addentra in una fitta pineta. Questo tratto del percorso è panoramico e molto rilassante sia per il profumo emesso dal bosco, sia per il suo lungo andamento, in falsopiano, per nulla faticoso, sempre sui fianchi del dolomitico Monte Secco. Dopo circa 40' da Cerete, si sbuca in meravigliosi prati da sfalcio posti all'ingresso della Valcanale, si rientra per un breve tratto nel bosco per transitare poi sui prati di "Cannara". Si guada un piccolo torrente e ci si trova in altri pascoli fioriti costellati di cascinali. Il panorama si fa sempre più aperto sulla Val Canale, Marinoni, Rizzoli con le loro case addossate sull'opposto versante, al di là dell'allegro torrente Acqualina, mentre alle nostra spalle incombono, severi e lucenti, il monte Secco ed il Fop con i loro canaloni carichi di neve fino a tarda primavera. Quando la carrareccia si impenna a sinistra, la si abbandona per il sentiero di destra che procede nel bosco, inizialmente pianeggiante, poi sale anch'esso verso sinistra fino a reimmettersi nel più largo sterrato, lasciato in precedenza (870 m, 1h da Cerete) che si abbandona subito per scendere lungo il tracciato a destra, si continua poi diritti, nel bosco di aghifoglie, incontrando, protetta da un abete, una curiosa sorgente d'acqua. Si sbuca così in prati con un vecchio casolare, ormai ridotto a rudere, e ritornati di nuovo nel bosco si continua in piano, lungo la mulattiera, delimitata a monte da vecchi, ma resistenti muriccioli a secco.
Su un ponticello si superano le acque del "Vendulo" ed al trivio successivo si prende il sentiero che, in rapida discesa, porta al ponte sopra il torrente Acqualina. Ci si immette, verso destra, nella vecchia stradetta di comunicazione Ardesio - Valcanale, si oltrepassa "Villa Acqualina" e, stando a lato del torrente, si prosegue in direzione di Marinoni. Lungo il tracciato si incontra una Cappella, intitolata alla B.V. delle Grazie di Ardesio con begli affreschi della Madonna, di Sant'Antonio e di San Giacomo (800 m, 1h 45' da Cerete). Giunti sulla provinciale della Valcanale, si prosegue in discesa, puntando alla settecentesca chiesa, dedicata alla SS. Trinità, di Marinoni (10' dalla Cappella). Si sale ora lungo la strada a sinistra della chiesa e al primo tornante, si piega a destra imboccando la mulattiera acciottolata (vera opera artigianale d'arte viaria) che porta alla contrada di Bani. Si guadagna quota velocemente, lungo il tracciato ben conservato; si oltrepassa la Cappella della Crocifissione, giungendo ai prati della contrada "Foppa", un pugno di abitazioni in totale abbandono, ma molto suggestive dal punto di vista estetico. Sempre in salita, al bivio, si continua tenendo la sinistra fino ad incontrare la Santella, costruita in memoria del Sac. Francesco Brignoli, meglio conosciuto come "ol pret di Bà", morto in odore di santità. In breve si raggiunge il paese, che sorge in un luogo di delicata bellezza e panoramicità (1025 m, 30' da Marinoni). Si entra nel borgo, prendendo via di Tess, poi si piega a destra su via Case Nuove, poi di nuovo a destra su via Varisco fino al suo termine, dove, in prossimità di una fontana, diviene pista che si inoltra tra prati e cascinali. Con andamento pianeggiante, si raggiunge la "Santela del Balarot" in posizione dominante, poi si scende lungo il sentiero che si inoltra nel bosco fino ad una strada sterrata che va presa verso sinistra. Si oltrepassa un vivace torrentello, poi si scende prendendo la traccia di destra (960 m, 40' da Bani). Si segue il sentiero ed al bivio successivo si continua in salita verso sinistra, giungendo così sulla strada asfaltata di accesso alle miniere di uranio di Novazza. Ora in discesa si raggiunge il centro di Novazza, paese con una storia contadina e mineraria, poco dopo aver superato l'imbocco del sentiero che porta al rifugio Gianpace (884 m, 1h 10' da Bani; (4h 30'-5h totali per la "seconda tappa").
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Da Novazza a Grabiasca
Da Novazza (870 m), si prosegue per duecento metri oltre la Chiesa verso la strada che sale alle ex miniere. Lasciata l'auto prima della sbarra, ci s'incammina lungo il sentiero (vedi cartello indicatore) che s'inoltra nel bosco e porta nella parte alta del paese fino al termine del borgo, addentrandoci così nella Valgoglio, percorrendo una carrareccia che sale molto ripida nel bosco di stupendi esemplari di faggi. Ad un trivio, si continua diritti lungo il sentiero che si stacca a sinistra della carrareccia ed indicato dai nostri segni bianco-verdi (30' dalla partenza). Il tracciato che stiamo percorrendo conduce al rifugio Gianpace, posto all'inizio della Valle Sanguigno, però, il sentiero Alto Serio, al bivio a circa 1100 m di quota, prosegue in discesa verso destra, (vedi segnavia bianco-verde), supera una vecchia stalla e raggiunge il torrente Goglio, nei pressi della zona chiamata "le cascatelle", in prossimità della Centrale Idroelettrica di Valgoglio (965 m, 1h dalla partenza). Qui occorre attraversare il torrente per portarsi così sulla strada che collega la centrale con Valgoglio (in primavera, nel periodo del disgelo, il torrente è in piena ed è vivamente sconsigliato il guado; in queste condizioni è opportuno seguire il sentiero che sale al rifugio Gianpace, attraversare il torrente sul ponticello nei pressi del rifugio e ridiscendere lungo il sentiero CAI n. 232 che arriva alla Centrale. Tempo 2 h dalla partenza, ma vale la pena non rischiare il "bagno").
Dalla Centrale si segue per circa 700 m la strada asfaltata in direzione di Valgoglio, immettendosi poi nel sentiero di destra che, in pochi minuti, porta nel nucleo abitato. Qui, dopo la visita alla Parrocchiale, continuando in discesa lungo la mulattiera che interseca più volte la strada provinciale si giunge a Colarete, nei pressi della vecchia chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo. (30' dalla Centrale). Si prosegue a sinistra della Chiesa, immettendosi nella strada sterrata che unisce questa frazione a Gromo.
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