LA VIA DEI CONTRABBANDIERI (seconda parte)


Chi, alzando lo sguardo, non riconosce l'austero Monte Torena o l'aguzzo Pizzo Strinato, posti sul versante opposto del lago? O, davanti a noi, i passi di Belviso e di Venano, sorvegliati dall'alto dal monte Gleno? Un passaggio su un ponte, nei pressi della spumeggiante cascata che precipita dalla Val di Campo, ci fa scoprire un angolo di lago dalle acque limpide, delizia di pescatori o, più semplicemente, degli amanti dell'amena tranquillità. Il nostro percorso prosegue in questo paradiso fino a raggiungere la testata del lago, dove, tra ontani e lamponi, si piega verso destra, immettendosi nel segnavia n. 12 che sale lungo la valle di Pila (1506 m, 1h 20' dalla partenza). Ora ci si innalza su strada sterrata che diviene poi sentiero lastricato, sviluppandosi in ambiente sempre più ampio e pascolivo, abbandonando così l'orizzonte boschivo e muovendosi a lato del gorgheggiante torrente Pila, che scorre alla nostra destra. Abbastanza rapidamente si guadagna quota.
 


A 1675 m una passerella in legno ci consente di oltrepassare il torrente, mentre il nostro tracciato, ormai sentiero, si snoda tra pascoli ed arbusti di rododendri, mirtilli, felci ed ontani. Un suggestivo tratto gradinato all'origine (le scale di Pila) e poi, in salita, si raggiunge l'incrocio con il sentiero che proviene dalla Malga di Pila e dal lago Verde e lago Nero (2015 m, 3h dalla partenza). Ci troviamo ormai inseriti nella conca superiore che porta verso i passi di Belviso e di Venano (probabilmente qui i nostri "simpatici contrabbandieri" cominciavano a sentirsi più tranquilli) dove, ben presto, ci immettiamo nella più dolce mulattiera, di fattura militare (1915-1916), che, con ampie diagonali, risale i pendii in un ambiente che riserva vedute mozzafiato ed abitato da colonie di camosci e di marmotte. A quota 2206 m si incrocia il tracciato indicato con il n. 13 che, zigzagando, porta al Passo del Venano, dove poco sotto, sul versante opposto, è situato il rifugio Tagliaferri (2328 m, 4 h dalla partenza).

La nostra escursione prosegue ora sul lato bergamasco delle Orobie, percorrendo la mulattiera che scende lungo la Valle del Vo' per raggiungere Ronco di Schilpario. Superato questo obbligato, ma straordinario posto tappa, si prosegue, per un breve tratto, lungo il sentiero CAI n. 321 per il passo del Belviso, per deviare poi verso sinistra in discesa sulla bella mulattiera militare, il cui primo tratto riserva emozioni, poiché scavata proprio nella viva roccia. Oltrepassato il punto più cruciale, attrezzato con catene metalliche per agevolare il superamento del torrente, la mulattiera si fa ancor più bella e più dolce, di chiara fattezza militare, ma edificata dalle donne scalvine in tempo di guerra, scendendo, tra rododendri e pietrame, il pendio denominato "I Solegà" e portandoci così nell'ampio circo glaciale dove è posta la Baita di Venano di Sopra (1859 m, 1h dal rifugio). Muovendoci ora tra erbe e cespugli di rododendri ed ontani, si perde quota fino a pervenire alla Baita di Venano di Mezzo, circondata dalla tipica vegetazione nitrofila dei luoghi di concentrato pascolo (1679 m, 10' dalla Baita di Venano di Sopra). Si continua a scendere, toccando la Baita di Venano di Sotto (1542 m) e godendo della bella veduta sulla cascata superiore del Vo', mentre alla nostra destra, abbarbicato su un cocuzzolo, troneggia il piccolo rifugio intitolato al pioniere dell'alpinismo scalvino Placido Piantoni.

Il torrente Vò inizia a farsi sentire ed osservare: stupendi giochi d'acqua e cascatelle spumeggianti ci accompagnano, inoltrandoci così nel fitto bosco di abeti, dove è eretto l'antico forno fusorio. (La Val di Scalve, per secoli, coltivò le miniere che diedero ferro già ai tempi dei Romani). Si scende sino al ponticello in legno che consente di superare il torrente e una breve digressione a sinistra ci permette di ammirare la stupenda cascata del Vò che, per la ricchezza d'acqua, rende florida la vegetazione. Ritornati sui nostri passi, si prosegue nel bosco di conifere, lungo la sterrata che ci condurrà al Ristorante "Chalet del Vò" (1100 m, 2h-2h 30' dal rifugio), dove viene fatta terminare questa "storica" via di montagna che parla di agili "spalloni", furbi ed affamati, di triste emigrazione e di pacata transumanza.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
BENEDETTI L., CARISSONI C., Andar per sentieri, Edizioni Junior, Azzano S.Paolo (BG), 1999
COMUNITÀ MONTANA VALLE SERIANA SUPERIORE, Il Sentiero Alto Serio.
DINO NEGRI, Aprica, un viaggio lungo 150 anni, Edizioni Negri, Aprica (SO), 1998.
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ETTORE BOFFELLI, San Giovanni Bianco di Valle Brembana, Stamperia Steffanoni, Bergamo, 1998.
G.A.L. VALLE BREMBANA, Percorsi, luoghi e paesaggi, Edizioni G.A.L., Zogno (BG), 2000.
I.V.S., Inventario delle vie di comunicazione storiche, Bollettini IVS, Milano c/o Albano Marcarini, 2000.
NEVIO BASEZZI, Valbrembana insieme, n. 1/1993.
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Borghi antichi Val Brembana Bergamo: Bretto, Catremerio, Cerro, Cavaglia, Cornello, Gerosa, Grumo, Malentrata, Oneta, Pagliari, Pusdosso, Sussia, Valtorta
Cucina brembana: Polenta Taragna, Formai de Mut, Formaggio Branzi, Formaggella, Ricotta Brembana, Agrì, Formaggi Caprini, Taleggio, Strachìtunt